“……… e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà.
Pochissimi gli uomini;
i mezz’uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito.
E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.”
che tristezza...!
Leonardo Sciascia, "Il giorno della civetta"
Benvenuti nel mio mondo fatto di fantasia, creatività, libero pensiero, nel rispetto di tutto e di tutti......divido con voi le mie esperienze, le mie sensazioni e i miei pensieri ......piu' profondi!
Non so se riuscirò o mi sarà concesso di chiudere "il cerchio", "disegnandolo sulla grande tela della vita". So di per certo però, che qualunque cosa accadrà nel mio percorso di vita futura, le parole, i pensieri, i racconti e le riflessioni, qui riposti, rimarranno, spero, come spunto e stimolo di riflessione per chiunque li leggerà.
Non so se riuscirò o mi sarà concesso di chiudere "il cerchio", "disegnandolo sulla grande tela della vita". So di per certo però, che qualunque cosa accadrà nel mio percorso di vita futura, le parole, i pensieri, i racconti e le riflessioni, qui riposti, rimarranno, spero, come spunto e stimolo di riflessione per chiunque li leggerà.
martedì 18 gennaio 2011
domenica 25 ottobre 2009
giovedì 22 ottobre 2009
38 - SULLE ALI DI PEGASO PER NON CADERE
Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
(Dante Alighieri da Vita Nova)
martedì 28 luglio 2009
37 - IL BIVIO
Ci sono varie strade che possono portarci dove vogliamo andare.
La prima ci conduce dove ci manda il nostro primo pensiero.
Non è la strada giusta.
Riflettiamo un poco.
Affrontiamo allora la seconda.
Riflettiamo nuovamente ma non scegliamo ancora.
Finalmente, alla quarta riflessione saremo sulla strada giusta.
Così non rischieremo più nulla.
Qualche volta, lasciamo passare una giornata
prima di risolvere il nostro problema.
Attendiamo che i fiumi scorrano all'incontrario
allo stesso modo che ogni uomo
nato libero sia contento d' essere rinchiuso
entro limiti precisi
senza la libertà di andare dove vuole.
Lungo il cammino delle nostra vita
facciamo in modo di non privare gli altri della felicità.
Evitiamo di dare dispiaceri ai nostri simili ma,
al contrario, vediamo di procurare loro gioia
ogni volta che possiamo!
Ogni giorno però ci troviamo dinanzi ad un bivio.
Ogni giorno ci tocca scegliere.
Non sempre è facile decidere.
Non è facile scegliere la strada più giusta,
la strada più comoda
e la strada più agevole per noi,
a volte ci tocca scegliere,
anche la strada più faticosa,
quella più tortuosa,
per raggiungere la nostra meta.
A volte è molto complicato.
Oggi mi trovo nuovamente dinanzi ad un bivio.
Anche in questa occasione,
dovrò riflettere per poter scegliere.
Andrò per la strada più comoda, ma più lunga?
o quella tortuosa ma più corta?
Sceglierò la strada più agevole e sicura?
oppure opterò per quella scomoda, ma più interessante?
Credo che in questa occasione,
vista la grande difficoltà,
sceglierò momentaneamente
e parallelamente la corsia di emergenza!
venerdì 5 giugno 2009
36 - Sonetto XXIV
Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciato
L'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Ché attraverso il pittore devi vederne l'arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta
Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore
~ William Shakespeare ~
giovedì 28 maggio 2009
35 - Donna ti voglio cantare
Donna ti voglio cantare
Donna ti voglio cantare
donna la madre,
donna la fine
donna sei roccia,
donna sei sabbia
e a volte nuvola sei...
Donna sei acqua e sei fiamma
donna paura,
donna allegria
donna saggezza,
donna follia
e a volte nuvola sei...
Donna, donna sei l'ombra
donna sei nebbia,
donna sei l'alba
donna,donna di pietra
a volte nuvola sei...
Donna, donna l'amica
donna sei nave,
donna sei terra
donna,donna sei l'aria
e a volte nuvola sei...
Donna sei sete e vendemmia
donna sei polvere,
donna sei pioggia
donna saggezza,
donna folliaa volte nuvola sei...
Donna ti voglio cantare
donna sei luce,
donna sei cenere
donna sei ansia,
donna sei danza
e a volte nuvola sei...
Donna, donna sorgente
Donna sei erba,
donna sei foglia.
Donna, donna sei pietra
e a volte nuvola sei...
Angelo Branduardi
Donna ti voglio cantare
donna la madre,
donna la fine
donna sei roccia,
donna sei sabbia
e a volte nuvola sei...
Donna sei acqua e sei fiamma
donna paura,
donna allegria
donna saggezza,
donna follia
e a volte nuvola sei...
Donna, donna sei l'ombra
donna sei nebbia,
donna sei l'alba
donna,donna di pietra
a volte nuvola sei...
Donna, donna l'amica
donna sei nave,
donna sei terra
donna,donna sei l'aria
e a volte nuvola sei...
Donna sei sete e vendemmia
donna sei polvere,
donna sei pioggia
donna saggezza,
donna folliaa volte nuvola sei...
Donna ti voglio cantare
donna sei luce,
donna sei cenere
donna sei ansia,
donna sei danza
e a volte nuvola sei...
Donna, donna sorgente
Donna sei erba,
donna sei foglia.
Donna, donna sei pietra
e a volte nuvola sei...
Angelo Branduardi
mercoledì 27 maggio 2009
34 - La bella addormentata
La bella addormentata (di Domenico Chieffo)Venosa, l’ultima ora è venuta
ed io sul tacito veron seduto
in solitaria malinconia
ti guardo e lacrimo Venosa mia.
Non più quei fuochi di legna ardenti
che a San Giuseppe ci fan contenti
perché sui muri passa il metano
che, per fortuna, “ci dà una mano”.
Passa un amico per la città
“Ehi, di Venosa che novità?”
“Qui, ogni giorno, qualcosa manca
stiamo innalzando bandiera bianca.
Per noi è autunno, non c’è che dire,
non splende il sole dell’avvenire
questo paese, sotto la luna,
perde le foglie ad una ad una.
Ci siam distratti per un momento:
non c’era più il “Collocamento”,
e Sant’Andrea, tempio ideale,
ha perso il titolo di Cattedrale.
E con finezza, a mo’ di tonsura,
fra un po’ ci privan della Pretura
e se vien meno un po’ d’attenzione
ci troveremo senza stazione.
Grazie alla legge di un certo Ministro
van via “le Imposte”, va via “il Registro”,
e, se non passa ‘sto temporale,
forse perdiamo pur l’Ospedale.
Ora è scomparso, oh che tristezza!
anche l’Ufficio della “monnezza”
montiam la guardia al nostro Castello
se no ci portan via anche quello.
Amico mio, saggio e canuto,
che stai sul tacito veron seduto,
scendi tra noi, dacci una mano,
non si fa nulla sopra un divano.
Diamo ai più giovani qualche speranza
qui l’amor patrio è andato in vacanza
non c’è passione, spento è l’orgoglio
è ben che cresca un po’ d’erba “voglio”!
Fiato alle trombe, diamo uno squillo,
viver non basta d’Orazio e Tansillo
Venosa aspetta d’esser svegliata
sopra “le pietre” s’è addormentata.
Chissà se un giorno un principe azzurro
con un bel bacio, con un sussurro
verrà a svegliarla e a dirle: “Cara,
ti giunge il canto della Fiumara?
Ti giunge il suono delle campane?
Senti il profumo del tuo bel pane?
Ritorni in te l’antica fierezza
d’essere stella di prima grandezza.
Tu sei la terra dei cento leoni,
delle fontane, dei bei largoni,
grandi le mura, grande la storia
ma abbiam bisogno di nuova gloria.
Antiche chiese, bei monumenti,
archi, colonne, pietre splendenti,
ma accanto a questi mille tesori
dovranno nascere nuovi valori.
“Venosa, svegliati! siamo in aprile
tornan le rondini sul campanile
vecchio paese fatti sentire
riaccendi il sole dell’avvenire!”
ed io sul tacito veron seduto
in solitaria malinconia
ti guardo e lacrimo Venosa mia.
Non più quei fuochi di legna ardenti
che a San Giuseppe ci fan contenti
perché sui muri passa il metano
che, per fortuna, “ci dà una mano”.
Passa un amico per la città
“Ehi, di Venosa che novità?”
“Qui, ogni giorno, qualcosa manca
stiamo innalzando bandiera bianca.
Per noi è autunno, non c’è che dire,
non splende il sole dell’avvenire
questo paese, sotto la luna,
perde le foglie ad una ad una.
Ci siam distratti per un momento:
non c’era più il “Collocamento”,
e Sant’Andrea, tempio ideale,
ha perso il titolo di Cattedrale.
E con finezza, a mo’ di tonsura,
fra un po’ ci privan della Pretura
e se vien meno un po’ d’attenzione
ci troveremo senza stazione.
Grazie alla legge di un certo Ministro
van via “le Imposte”, va via “il Registro”,
e, se non passa ‘sto temporale,
forse perdiamo pur l’Ospedale.
Ora è scomparso, oh che tristezza!
anche l’Ufficio della “monnezza”
montiam la guardia al nostro Castello
se no ci portan via anche quello.
Amico mio, saggio e canuto,
che stai sul tacito veron seduto,
scendi tra noi, dacci una mano,
non si fa nulla sopra un divano.
Diamo ai più giovani qualche speranza
qui l’amor patrio è andato in vacanza
non c’è passione, spento è l’orgoglio
è ben che cresca un po’ d’erba “voglio”!
Fiato alle trombe, diamo uno squillo,
viver non basta d’Orazio e Tansillo
Venosa aspetta d’esser svegliata
sopra “le pietre” s’è addormentata.
Chissà se un giorno un principe azzurro
con un bel bacio, con un sussurro
verrà a svegliarla e a dirle: “Cara,
ti giunge il canto della Fiumara?
Ti giunge il suono delle campane?
Senti il profumo del tuo bel pane?
Ritorni in te l’antica fierezza
d’essere stella di prima grandezza.
Tu sei la terra dei cento leoni,
delle fontane, dei bei largoni,
grandi le mura, grande la storia
ma abbiam bisogno di nuova gloria.
Antiche chiese, bei monumenti,
archi, colonne, pietre splendenti,
ma accanto a questi mille tesori
dovranno nascere nuovi valori.
“Venosa, svegliati! siamo in aprile
tornan le rondini sul campanile
vecchio paese fatti sentire
riaccendi il sole dell’avvenire!”
Venusium 1709
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