Benvenuti nel mio mondo fatto di fantasia, creatività, libero pensiero, nel rispetto di tutto e di tutti......divido con voi le mie esperienze, le mie sensazioni e i miei pensieri ......piu' profondi!

Non so se riuscirò o mi sarà concesso di chiudere "il cerchio", "disegnandolo sulla grande tela della vita". So di per certo però, che qualunque cosa accadrà nel mio percorso di vita futura, le parole, i pensieri, i racconti e le riflessioni, qui riposti, rimarranno, spero, come spunto e stimolo di riflessione per chiunque li leggerà.

domenica 10 maggio 2009

26 - Una mamma speciale


La cura che hai avuto per i tuoi figli è stata esemplare.
Ti sei sempre dedicata a loro con amore e tanto sacrificio per tutto quello che hai fatto.
Grazie a te mamma dei miei figli.

Un augurio a tutte le mamme del mondo.

sabato 9 maggio 2009

25 - La partita a scacchi

Spesso ci sentiamo dire che la vita è come una partita a scacchi e purtroppo molto più spesso capita che uno si chiede cosa significa! Beh, non nascondo che a volte mi chiedo anch'io se poi è così oppure che gli scacchi sono il gioco più simile alla vita e cioè una battaglia continua contro se stessi e contro il mondo (che per me è la stessa cosa).
Ultimamente ci pensavo e mi chiedevo se la vita è un'unica partita a scacchi dove ogni mossa è collegata alle altre e in cui abbiamo una quantità di pezzi indefiniti che possiamo perdere, escluso il Re che resta sempre unico, oppure ogni nostra singola storia nella vita è una partita a sé! Su questo quesito io ho optato per la prima ipotesi perchè per quanto mi sia sforzato di ricordare una storia, anche brevissima, della mia vita che non sia collegata in un modo o nell'altro a tutto ciò che la precede non sono riuscito a trovarne! Ma molto più pensavo al modo in cui tutto questo gioco che è la vita va studiato e analizzato e malgrado molti

penseranno che tutto già si sa e che niente di ciò che dico è una novità, più ho riflettuto sul fatto che spesso si eseguono mosse, creando trappole e facendo movimenti all'apparenza inutili per poter raggiungere il proprio scopo senza però tenere in considerazione i movimenti dei pezzi altrui ed è questo che ci spiazza, ci porta verso la perdita di quell'equilibrio che ci eravamo creati con tanta astuzia e molto spesso ci fa perdere alcuni dei pezzi più importanti, ma come sempre io mi consolo perchè so che i pezzi sono infiniti, tranne il Re e quello c'è una sola signora che può dargli scacco matto e non è permesso a noi.
Ma allora quando si perde un pezzo importante che si fa? Si ricomincia daccapo con altre persone? Si passa ad altre mosse? No, potrebbe cambiare l'obiettivo da raggiungere, potrebbero essere deviati gli interessi verso altri pezzi della scacchiera ma secondo me l'unica cosa da fare è studiare una nuova mossa per riparare al danno subito senza che questo pesi troppo sull'andamento della partita, perchè a sbagliare mossa ci vuole poco e anche a farne una giusta, il difficile è riuscire a riparare, creare ciò che nessuno si aspetta, la sorpresa!!! Nella vita, in amore, nel lavoro, in famiglia! 

Una partita continua dove gli errori ci devono far solo riflettere e reagire e dove le vittorie facili devono metterci in guardia e dove bisogna imparare per prima ad essere obiettivi, riconoscendo i propri errori per poter imparare a non farne altri o almeno a provare non farne di simili.



Un "Matto" ( opera di Sergio Alessandro Ughi) ormai inevitabile, costringe il giocatore bianco alla resa. La giocatrice nera osserva con aria dura ed indifferente lo spettatore mentre il bambino, proiezione di un'auspicabile rinascita spirituale, gioca malinconicamente con l'Alfiere bianco. Il gatto che, assieme agli scacchi, rappresenta l'elemento "magico-simbolico" del quadro, provoca la caduta dei trucchi dalla borsetta della giocatrice, rivelandone così l'autentica natura ipocrita. La lettura del dipinto si presta anche alla più classica allegoria che vuole la giocatrice nera identificata con la morte, tuttavia direi che il quadro lancia solo un timido ammonimento: troppo spesso cioè la consapevolezza di ciò che accade attorno a noi ci illumina solo fuori tempo massimo, ma come ci insegna il "regal giuoco", se non possiamo confutare uno scacco matto, abbiamo comunque il dovere di cominciare un'altra partita.

Questa foto ci richiama esplicitamente al celebre film di Bergman "il settimo sigillo", dove spicca la surreale partita a scacchi tra un cavaliere e la morte. la morte, che gioca con i pezzi neri, con l'inganno sconfiggerà il cavaliere, che invece gioca con i pezzi bianchi, segno di sconfitta sicura, con la chiara allusione al fatto che non ha alcun senso lottare contro l'ineluttabile.

sabato 2 maggio 2009

24 - A PROPOSITO DI PIETÀ POPOLARE...

A PROPOSITO DI PIETÀ POPOLARE...
Sento il dovere di esprimere al popolo venosino (PZ), al quale io appartengo, tutta la necessaria ed insostituibile opera che la “pietas” religiosa ha svolto nel corso dei secoli nella nostra mera­vigliosa città di Venosa, culla della fede cattolica già dalla prima metà del III sec d.C.
A motivo di così lunga tradizione è spontaneo domandarsi:
1) come sarebbe possibile, oggi, pensare ad una pastorale che non tenga più conto della grande valenza pedagogica dovuta al ruolo incisivo, nel corso della storia, della pietà popolare?
2) Come giustificare la sua eventuale omissione dal piano pastorale della Chiesa? 3) Come intendere, oggi la fede completamente avulsa dalla dimensione “sentimentale” tipica della pietà popolare?
4) Come può pretendere la comunità clericale locale di cambiare rotta radicalmente ed improvvisamente al piano pastorale della Chiesa, che l’ha contraddistinta per secoli?

5) Come può pretendere la comunità clericale diocesana, che il popolo tutto di Dio capisca o accetti questi cambiamenti dall’oggi al domani, senza essere “educati” e formati al nuovo corso del Magistero della Chiesa e senza ulteriori spiegazioni plausibili? Penso soprattutto alle persone più anziane e alle “persone povere di spirito” che da sempre hanno praticato la “pietas” religiosa.
6) Può la Chiesa fare a meno di attirare o coinvolgere tutte quelle persone che pur non praticando, “navigano a vista” e che sperano di ricevere da Dio o dalla Chiesa delle risposte precise, alle quali non hanno mai posto delle domande? Può la Chiesa permettersi questi errori?
L'orientamento attuale del Magistero della Chiesa si propone di realizzare la "nuova evangelizzazione" e gli sforzi sono tutti concentrati verso questa direzione. La nuova evangelizzazione non esclude certamente tutto quanto è servito in passato, pietà popolare compresa, per l'an­nuncio di Gesù Cristo.
L' uomo di oggi ha più che mai bisogno di conoscere il Figlio Dio.
E questa la vera sfida! L'umanità, deve necessariamente avvertire l'esigenza di Dio e la presenza di Gesù Cristo nella storia.
I cristiani sono consapevoli che Cristo è il solo capace di offrire una chance che pone l'uomo nella consapevolezza di una verità che lo orienti verso la pienezza di una libertà vera e asso­luta che non lo inganni e non lo illuda dalle facili lusinghe.
L'uomo di oggi, deve recuperare quanto ha perso a motivo di una logica di pensiero imperante e allo stesso tempo deformante, che allontanandolo dalla fede e dalla percezione del buon senso, lo ha reso dio di se stesso. E così è iniziato il suo processo di morte!
La nuova evangelizzazione si pone, dunque, nella logica della conoscenza per un verso e del recupero per l'altro.
Certo, non è facile presupporre o dare per scontato la cono­scenza di Dio; come del resto, non è facile recuperare quanto è andato perso. Questo è un lavoro estremamente difficile e delica­to, ma il dovere morale di ogni credente ce lo impone.


Compito primario ed assoluto della nuova evangelizzazione è quello di annunciare e catechizzare e come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica "la catechesi rappresenta anche il momen­to in cui la pietà popolare può essere vagliata ed educata".
È lecito a questo punto enunciare in modo semplice e chiaro, cosa si intende per pietà popolare.
Facciamo una breve riflessione: "Atteggiamento e comportamento religioso del popolo fedele e praticante. È l'insieme delle pratiche religiose esterne (preghiere, pellegrinaggi, novene, rosari, coroncine, penitenze, medaglie, formule di preghiera, etc.) che la massa dei fedeli compie nel momenti liturgici ufficiali previsti dal calendario, ma anche in altre feste spontanee, imposte dalla tradizione, dove è facile che sconfinino nel magico o nel superstizioso. Potremmo affermare che la pietà popolare con tutti i suoi limiti non vanno trascurati. Può considerarsi come un "itinerario all'evangelizzazione'".
La religiosità e la pietà popolare, così intesa nelle sue molteplici sfaccettature e in tutte le sue contraddizioni, ha portato tantissimi frutti, che produce, comunque la si voglia chiamare: fede; ovvero quando è capace di operare processi di conversione nella vita degli uomini, quando risveglia il “sensus fidelium”, quando auspica la presenza dell'azione dello Spirito nella vita dei credenti, quando educa alla fedeltà a Gesù Cristo e alla Chiesa, quando sprona all'esercizio della carità autentica, quando insegna la speranza...
Diversi sono i valori che la pietà popolare indica a quanti la esercitano.
Tali valori diventano vera ricchezza per la vita delle singole persone e della Chiesa stessa.
Ne citiamo solo alcuni: Essi sono: la spontaneità, l'apertura alla Trascen­denza, la concretezza della vita, la saggezza, la conservazione della memoria, la solidarietà "la quale si riscontra più facilmente tra gli umili, i poveri, i semplici, che sono appunto il soggetto della pietà popolare" .
Concludendo: sarebbe una grave mancanza disconoscere quanto la pietà popolare di buono e utile ha apportato nel vasto e variegato ventaglio della cultura della Rivelazione. Rimane chia­ro e fondamentale, però, che al centro di essa è sempre la perso­na di Gesù Cristo, dalla quale non è possibile prescindere. Egli è il centro e tutto il resto ruota intorno.
Perché i valori della pietà popolare portino frutto è necessa­rio evangelizzarla dal di dentro. Questo implica una certa purifi­cazione dalle tante infrastrutture che impediscono alla vera fede di emergere alla luce della speranza e della carità.


Oggi la comunità ecclesiale venosina e diocesana non può disconoscere tutto il bene ricevuto grazie alle pratiche della pietà popolare.
Nitidi sono i ricordi che attraversano il mio pensiero. Ricordi certamente legati all'età infantile, adolescenziale e giovanile. Nella chiesa del Purgatorio, il popolo di Venosa ha vissuto momenti di intensa esperienza di fede dovuta all'esercizio com­posto della pietà popolare.
Tali esperienze hanno contribuito alla crescita spirituale e morale di ciascun venosino.
Con piacere ricordo la novena di Natale mattutina, i pellegrinaggi ai vari Santuari dell’Incoronata di Foggia, di San Michele del Gargano, con l’ostentazione di stendardi e il corteo processionale de“ i geglje” votivi, (cioè un altarino composto da ceri e da candele con l’icona del santo o della Madonna) fatto tra le vie del paese con preghiere e canti popolari; la rappresentazione della santa Famiglia di Nazaret nella notte del 24 di dicembre, il mese di aprile dedicato alla Madonna Incoronata e “dulcis in fundo” la sacra Reposizione del giovedì santo nella cappella del SS. Sacramento adornata con alberi di aranci e limoni e i “s’bbolch”, cioè i sepolcri, ovvero i semi di grano fatti germogliare al buio a voler indicare il giardino del Getsemani.
La chiesa di San Filippo Neri, o più comunemente del Pur­gatorio, ha appresentato per il popolo venosino, almeno nell'ul­timo cinquantennio e grazie anche al fervore di alcuni sacerdoti, la memoria visiva di una comunità cristiana fortemente legata alle sue tradizioni che trovano espressione anche nell'esercizio della pietà popolare.

Dalla pietà popolare, i ceti meno colti, vale a dire gli umili e i semplici, i poveri e gli ultimi, hanno attinto fede e devozione, sapienza cristiana e saggezza umana, obbedienza alla Chiesa, fedeltà e amore incondizionato a Gesù Cristo e alla Madonna. Oggi, tutto questo è considerato come insegnamento sublime per la conoscenza delle cose di Dio. Le nuove generazioni, orgogliose di un passato così denso di fede, potranno beneficiare di sì tanto patrimonio depositato dai nostri avi.
Attraverso un magistero popolare intriso di sentimenti nobili e buoni è possibile un approccio sereno e cordiale, pacifico e fecondo, per un confronto costante con la Parola di Dio, con la tradizione dei Padri, con la presenza salvifica della Chiesa di Gesù Cristo nella storia e del suo impareggiabile Magistero.





















martedì 28 aprile 2009

23 - Le pietre della mia vita

Lungo il percorso della nostra vita ognuno di noi è in possesso di un barattolo, all’interno del quale custodiamo delle pietre che raccogliamo lungo la strada che percorriamo negli anni.
Ci imbattiamo in molte pietre lungo il sentiero della nostra vita, dalla nascita fino alla morte: pietre su cui inciampiamo… pietre che spesso bloccano il nostro cammino…
A me hanno insegnato a scegliere sempre le pietre colorate della vita e a mantenerle nei ricordi… Anch’io ogni tanto guardo nel mio barattolo. Faccio un consuntivo, tiro le somme e quello che viene fuori non mi soddisfa del tutto. Certo nel barattolo ci sono pietre importanti.......la casa… i figli.... la famiglia...il lavoro.... vedo anche pietre che ritenevo importanti e invece alla fine mi sono reso conto che andrebbero tirate via e lanciate lontane. Prendono lo spazio ad altre cose.....Non servono!!!!!!! Ed è amara questa riflessione.

Vi sono molte pietre lungo la strada della mia vita, Con l’esperienza dei miei anni, credo che non si possono mai metterle prima, ma raccoglierle man mano, lungo il selciato della vita, altrimenti tolgono spazio. Alcune pietre ci fanno inciampare, altre le usiamo per costruire muri attorno a noi, per isolarci, per esibirle ai nostri amici e a volte per soffocare i nostri sogni.Ci sono pietre speciali che lastricano i sentieri del nostro cuore, del nostro spirito e costruiscono porti sicuri per i nostri sogni…le vie dell’amore.... l’amore per i figli e la famiglia per esempio. Quelle sono speciali e non verranno mai rimosse. Mai.
Altre dell’amore che con l’andare del tempo si sciupano, sbiadiscono, ma che rimangono lì perchè sono strade che dobbiamo percorrere tutti i giorni e per pigrizia, abitudine, quieto vivere non rinnoviamo o abbelliamo.

Altre bellissime, colorate, che lastricano vie piene di vita di emozioni, di sentimento, che condividiamo con una persona speciale, la persona amata, le opere che produciamo, le soddisfazioni che rechiamo e che riceviamo, che aprono la porta del nostro spirito, della nostra anima. Sono le pietre più belle, quelle che danno il senso e lo scopo alla nostra vita ma che, a volte, proprio perchè condivise vengono interrotte da altre persone che ormai le ritengono sbiadite.Nel mio barattolo vedo molte pietre, alcune importanti, altre meno. Alcune le ho tirate via. Altre le hanno tolte gli altri. Ma io non mollo.

Toglierò la sabbia, la ghiaia e l’acqua e farò spazio almeno a un’altra pietra importante…. E se poi e’ solo un sogno utopistico il mio....pazienza.
I sogni, almeno quelli, del mio spirito bambino per il momento ancora non costano nulla e nessuno me li toglierà.








Grazie a
Eugenia De Bella

lunedì 27 aprile 2009

22 - Fantasia


21 - Questioni di stile

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.

Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
~ Kahlil Gibran ~


sabato 25 aprile 2009

20 - La caldarella di Strazzacappa

La caldarella di StrazzacappaTutto cominciò all’alba dell’ultimo sabato di aprile del 1001. A quel tempo il bosco, detto del Cervaro, perché attraversato dall’omonimo fiume, era molto ricco di querce e frequentato da ricchi signori per la caccia e da pastori, che dalle regioni vicine venivano in Puglia, percorrendo i lunghi tratturi della transumanza. Alle prime luci dell’alba di quel sabato,
un conte, andando a caccia, venne investito ed avvolto da un grande bagliore di luce che proveniva da una quercia, il conte istintivamente si tirò indietro impaurito. Ma ecco dalla sommità della quercia una misteriosa Signora, avvolta in luce sfolgorante gli disse: “Non temere, io sono la Madre di Dio, voglio che qui mi sia eretta una cappella e concederò a quanti mi invocheranno con cuore sincero una moltitudine di grazie”. Contemporaneamente un contadino, di nome Strazzacappa, che si recava al lavoro con i suoi buoi, alla vista della Signora, capì subito di essere in presenza della Vergine Santissima e per primo mise dell’olio nella “caldarella”, cioè la pentola di rame che usava per cuocere il cibo e con uno stoppino ne fece una lampada votiva, che appese ai rami della quercia. Con meraviglia il conte e il contadino scorgono tra i rami dell’albero una statua di legno scuro, raffigurante la Madonna con il Bambino Gesù sulle ginocchia. Lo stesso Strazzacappa fu poi testimone di un secondo prodigio, la fiamma della “caldarella” arse per giorni e mesi senza consumare olio. I pellegrini che già venivano a pregare la Madonna,
si unsero con quell’olio benedetto e miracoloso e molti di essi che chiedevano la grazia furono guariti sia nel corpo che nell’anima. Questo succede anche oggi. Cristo per mezzo della Madonna ci guarisce anche dai mali fisici. L’unzione con l’olio dell’Incoronata ci ricorda l’unzione che abbiamo ricevuto il giorno del battesimo.
Dopo più di 1000 anni le parole della Vergine sono attuali più che mai: “Non abbiate paura! Io sono la Madre di Dio”. Ce lo ha ripetuto Giovanni Paolo II : “Non abbiate paura, aprite, spalancate le porte a Cristo” E nel segno della continuità Sua Santità Benedetto XVI oggi ha detto: “Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita. Chi fa entrare Cristo non perde nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande”


C’è Maria sulla nostra strada, che fa fuggire ogni paura. Senza più paura la nostra vita è tutta una festa. La festa della vittoria sulla paura, è la più bella festa della vita, è il momento dell’amore.

Noi non abbiamo la pretesa di riuscirci a tutti i costi, ma abbiamo il dovere di provarci.